Nada

Luna in pena (2007)

Quando Nada Malanima presentò questo suo brano (autrice sia del testo che della musica) dal palco di Sanremo 2007 seminò sconcerto e perplessstà perfino in chi aveva ormai ben capito la serietà, la coerenza e l’originalità di una musicista che, pur non rinnegando i suoi successi “nazional-popolari”, aveva ormai imboccato una strada, ostica ma estremamene coerente, di ricerca di sonorità e di tematiche ben più complesse e più mirate all’esplorazione delle contraddizioni dei moti dell’anima. Il testo, che si dipana su un tappeto sonoro ripetitivo e ossessivamente inquietante ha un incipit, quasi di marca sveviana, memorabile per il rovesciamento di un’intera tradizione in cui è d’obbligo presentare le qualità positive di ciò di cui si parla. Invece qui: “Non so ballare niente, né un tango, né un valzer,/non so ballare niente, mi dondolo in disparte”. In questo spazio di irrisolutezza e di contraddittorietà (“son la tua donna piena d’ombre”), di paura, timidezza ma anche di istintuale determinazione, la “Luna in piena”, annunciata da una sonora quanto antifestivaliera onomatopea, assumerà su di sé tutta la carica di desiderio, eros, vitalità, pienezza che prorompono dalla protagonista. Ma, anche se in pena, pur sempre luce di Luna in una “marea d’ombre