Mino Reitano

L’uomo e la valigia (1971)

Il successo di Mino Reitano è sempre stato, oltre che ondivago, dominato da un’attenzione esasperata per aspetti che poco avevano a che fare con il suo vero mestiere: il musicista. E soprattutto un grande interprete, uno dei più significativi degli ultimi decenni, al di là della retorica con la quale furono recepite alcune sue tematiche e molto al di là dell’ultima controversa parte della sua carriera che gli restituì, in parte, quella popolarità che gli era, ad un certo punto, completamente sfuggita, ma che volle spietatamente in cambio la trasformazione della sua immagine di musicista in una maschera stereotipata da intrattenimento televisivo.

L‘uomo e la valigia è un’importante successo (ma non certo il maggiore) di Reitano dei primi anni ’70, e rappresenta molto bene le tematiche a lui care: la difficoltà, la necessità di lasciare i propri affetti, la solitudine, il successo che si trasforma nel suo inverso, l’amore ritrovato. Una canzone-romanzo, un’epopea che si trasforma in elegia. La forma è semplicissima: un inciso in ritmo di marcia che si ripete continuamente, quasi ossessivamente, con le sole modifiche dei timbri e della strumentazione, come a sottolineare la continuità della nostra esistenza pur nel modificarsi delle condizioni e delle alterne fortune. Ma il brano vive grazie alla particolare intensa interpretazione di Mino Reitano e, in particolare, alla sua voce: chiara, di grande espressività, dolente e venata di tristezza ma capace anche di esprimere un’irresistibile e gioioso attaccamento alla vita.